Racconto..La Vedova Di Vico Pancellorum.. (di Stelvio Mestrovich)

  Stelvio Mestrovich

 

 

La vedova di Vico Pancellorum

 

Si chiamava Caterina veniva da Vico Pancellorum donna appariscente anche se vestiva sempre di nero il marito era morto affogato nei fossi di Lucca ubriaco fradicio qualcuno malignava che ce lo avesse gettato lei vero o non vero comunque era evitata dai più portava disgrazia si sussurrava in città aveva sempre soldi con sé nessuno l’aveva mai vista lavorare il consorte prestava servizio alla Zecca della Repubblica non poteva averle lasciato grandi possibilità economiche l’osteria da Buralli sì che ci aveva guadagnato con lui di giorno lavorava di notte beveva la coppia non aveva figli poi una notte scivolò ? nel fosso e fu ritrovato dopo tre giorni gonfio d’acqua come una barile con la testa che batteva contro le pietre nessuno fu presente al suo funerale il prete benedisse la salma poi più niente e la vita continuò normalmente in quelle case vicine alla nobile famiglia dei Guinigi e in quelle case abitava Agostino un fabbro ferraio un bel giovane nato lì i suoi genitori erano morti non aveva né fratelli né sorelle non era sposato alto moro con i capelli ricci sguardo penetrante corteggiatissimo sì ma lui non voleva legami e poi c’era già che lo soddisfaceva da alcuni mesi aveva conosciuto Caterina quella donna lo aveva stregato andava a trovarlo dopo mezzanotte sempre di venerdì nera nel nero della notte lui le apriva la porta e lei lo baciava gli toglieva la camicia al lume delle candele si vedevano gli occhi di Caterina blu ipnotici i suoi capelli biondi il nasino all’insù incorniciato da un faccino tondo innocente da bambina Agostino invece evidenziava il suo fisico robusto la mascella squadrata la bocca carnosa si tolse i pantaloni le labbra della vedova scivolarono sul pene sicure ed esperte la lingua si mise in azione il letto li accolse mugolanti e gementi di piacere con la testa fra le cosce dell’amante l’uomo baciò più volte i contorni delle labbra vaginali la donna ebbe un sussulto stava per gridare ma lui le tappò la bocca poi la indusse a muovere il suo culetto morbido così vellutato e la penetrò sapeva che lei amava terminare il rapporto in quel modo ci fu un sospiro prolungato le dita di Caterina si aprirono e si chiusero a ventaglio dopo un paio di minuti si rilassò e appoggiò l’indice della mano destra sulla mensola in legno sopra il letto che aveva un intarsio molto fine che rappresentava una scena agreste sulla mensola c’erano diversi libri uno di essi era aperto poi la donna si lamentò di sentirsi male accusò forti dolori al ventre ebbe bisogno di bere qualcosa di caldo corse al focolare e vi mise a scaldare una pentola d’olio poi attese che l’uomo si appisolasse con un coltello in bocca afferrò il contenitore dell’olio bollente si avvicinò al letto dove Agostino ancora nudo ancora sporco di sperma riposava e glielo versò addosso lui non fece in tempo a gridare Caterina gli piantò una coltellata in mezzo al petto nonostante tutto lui ebbe la forza di aprire gli occhi sufficientemente per vedere la vedova che rideva rideva rideva infine lei afferrò il candeliere aveva smesso di ridere aveva uno strano ghigno colpì il capo di Agostino con forza e dài dài ancora fino a che non le scivolò di mano e cadde per terra sul tappeto bagnato di sangue sei morto finalmente! sillabò scansando la pentola d’olio bollente non si lavò neppure le mani la morte rossa cercò rovistò mise la casa tutta a soqquadro alfine trovò tre sacchetti di monete ma il grosso dov’era? ah!, sicuramente in quella cassa! ma era peggio di un forziere tentò di aprirla niente non cedeva bastardo! inveì contro il fabbro dov’era la chiave? nei vestiti: no dentro i vasi: no tra gli arnesi: no il tempo passava decise di accontentarsi di quello che era riuscita ad arraffare sputò sul cadavere prese una delle candele e dette fuoco alla stanza appiccò un incendio alla casa uscì come un pipistrello svolazzante notturno silenzioso invisibile terribile frusciante nessuno si accorse di lei le fiamme si alzarono la vedova si ritirò nella sua tana per qualche minuto fu silenzio solo un gatto nero cominciò a miagolare prima piano poi forte poi ancora più forte qualcuno si svegliò qualcuno vide il fuoco gridò chiamò aiuto accorse gente si formò una catena per domare le fiamme ci vollero ore di lavoro poi il capo delle guardie entrò in ciò che restava dell’abitazione di Agostino e

trovò il corpo bruciato del fabbro con un coltello piantato in mezzo al petto e con la testa fracassata fuori il gatto non finiva di miagolare ed era davanti alla porta dove si rintanava la vedova immersa nel buio non rischiarata dalle luci delle fiaccole solo gli occhi verdi luminosi della bestiola bucavano il buio ma presto venne l’alba si ricostruì il locus delicti si capì cosa fosse successo mancava però il colpevole l’autore di tale scempio furto indubbiamente furto si indagò per giorni finché dopo un altro sopralluogo si scoprì un pezzo di dito bruciacchiato proprio sotto la mensola tra le cenere dei libri quel pezzo non apparteneva alla vittima ma al carnefice e si iniziò a controllare tutte le persone della zona del Palazzo Guinigi la vedova si impaurì lei non l’avevano ancora interrogata e un venerdì di notte uscì di casa con l’intenzione di fuggire da Lucca ma un maledettissimo gatto nero con gli occhi verdi luminosi miagolò destando l’attenzione di un paio di guardie della Repubblica che videro la donna fuggire la seguirono la fermarono la arrestarono ci volle poco all’ufficiale per comprendere le prese la mano sinistra era anche mancina il pollice era menomato ecco l’assassina! e Caterina confessò sotto tortura fu processata condannata a morte e il ventotto gennaio dell’anno milleseicentonovantanove fu condotta sopra un carro nella piazza di San Frediano strisciando per terra come una serpe tra due ali di folla che la insultava puttana! assassina! strega! mostro! all’inferno! all’inferno! fu fatta inginocchiare le mozzarono la mano sinistra poi la mannaia fece il resto il corpo fu bruciato e il capo appeso a una forca bene in vista sul baluardo delle mura di San Frediano.

 

Autore: Stelvio Mestrovich – Data: 15 dicembre 2007

 

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