COMUNICATO

 

 

 

 

 

IL Libro ‘Delitto in casa Goldoni’ di Stelvio Mestrovich  si troverà presso la Libreria TUTTOLIBRI Mondadori, in via Roma, 16 (davanti all’UPIM),  LUCCA     tel. 0583.492.109

 

Quindi chi di voi e’ appassionato del genere Giallo si puo’ immergere tranquillamente nella lettura in quanto e’ molto scorrevole…..

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

‘DELITTO IN CASA GOLDONI ‘

di Bartolomeo Di Monaco

Carabba Editore

 

 

 

Nato a Zara nel 1948, l’autore vive a Lucca da molti anni, ma ”mi sento viennese. Mio nonno paterno lo era veramente. Infatti, la mia famiglia, nonostante il cognome slavo, discende dalla Stiria, precisamente da Graz. Dal mio nonno Giovanni ho ereditato l’amore per Vienna, per l’Austria, per la storia dell’Impero Austro-Ungarico.”
S’interessa anche di musica, soprattutto quella dei secoli XVIII e XIX e a lui si deve la rivalutazione del genio di Antonio Salieri, a ricordo del quale, nel 2000, fece porre, a spese del comune viennese, una lapide sulla facciata della casa in cui visse, situata al numero 1 di Goettweihergasse, nella capitale austriaca. In occasione di un concerto dedicato a Salieri, tenutosi nel 2004 nel celebre teatro Konzerthaus dove si svolge l’altrettanto famoso Concerto di capodanno, a Mestrovich fu affidata la presentazione delle tre opere in programma scritte dal compositore di Legnago. La sala era gremitisma. Anton Diabelli – un genio tranquillo (2000), Appunti di archeologia musicale (2002), Wolfang Amadeus Mozart – IL Cagliostro della musica (2006) sono alcuni titoli esemplificativi del suo interesse per la musica.
Ma è soprattutto al genere noir che l’autore si è dedicato da qualche anno: L’assassino del confessionale (1998), Il filo della sinopia (1999), Il caso Palinuro (2003), Venezia rosso sangue (2004), sono solo alcuni titoli.

Venezia è la città che fa da cornice alle sue storie che hanno come protagonista l’ispettore capo Giangiorgio Tartini, ”un uomo sulla cinquantina, alto, con la sigaretta in bocca, la fronte spaziosa, il naso adunco, i capelli lunghi e bianchi”, che l’autore fa discendere dall’illustre antenato Giuseppe Tartini (1692-1770), autore della celebre sonata per violino in sol minore Il trillo del diavolo.
Delitto in casa Goldoni è del 2007.
Il titolo fa riferimento ad un omicidio avvenuto nella casa museo del celebre commediografo. Il morto, colpito al collo con un freccetta avvelenata, di nome Santi Cangelosi, appassionato studioso di Goldoni, era comproprietario, insieme con Vincenzo Cicero, di un’impresa di onoranze funebri situata in Sicilia, ove si sposteranno anche le indagini, in un paesino, Castelbuono, dal quale sarà il maresciallo dei carabinieri Carmelo Celso (”alto, bell’aspetto, aveva i capelli brizzolati, testa piccola, bocca grande, labbra molto grosse, braccia lunghissime che lasciava ciondolare goffamente.”) a tenere i contatti con Tartini. Il cadavere in casa Goldoni è stato scoperto da Beppe Nardin, l’addetto alle pulizie, un uomo corpulento già avanti con gli anni.
Tartini, più come Maigret che come Poirot, non ha fretta di indagare; abitualmente, ”col solito passo lento”, si guarda intorno, si immerge nella scena del delitto, ne respira gli odori, con lo sguardo curioso e attento. È solito fumare sigarette di marca Memphis White, cui ricorre immancabilmente nelle occasioni di maggiore stress e di riflessione.
Mestrovich ne accompagna il movimento con la scrittura, allo stesso modo che le parole di un libretto accompagnano la musica. Tartini è l’espressione musicale generata da Mestrovich, scritta sopra un pentagramma d’eccezione: Venezia. Dice Mestrovich a proposito del metodo con cui affronta i suoi gialli: ”non parto se prima non ho visitato accuratamente i luoghi, di cui scriverò. Se dico che tra calle della Mirandolina e Piazza San Marco ci sono tot metri, state tranquilli che è così.” Infatti, è una Venezia conosciuta e amata quella che fa da sfondo alla storia. Palazzi, calli, canali, balconi, piazze sono vissuti nel chiaroscuro di un sentimento intimo, misurato, trattenuto solo per pudore: ”L’aria cominciava ad essere respirabile, quell’angolino della vecchia città era davvero pittoresco. Il buio e la quiete notturna ridavano smalto a Venezia. La musica del silenzio riportò a Tartini la musica di Vivaldi del Largo della Primavera.”; ”Nessuna città al mondo, pensò, metteva le proprie intimità a nudo come Venezia. Trasparente e delicata come una filigrana, che si vede o non si vede, a seconda che la si voglia o meno vedere.”

Dario Farsetti, agente scelto, è il suo braccio destro, obbediente come un fedele servitore, un uomo brutto, ”più largo che lungo”, ma con ”due occhi meravigliosi, due vere perle azzurre”. A casa, a tenere compagnia a Tartini, essendo questi scapolo (mantiene una relazione altalenante con Camilletta Franco), è il gatto Annibale, che viene però accudito dalla vicina di casa, la signora Rebetz. Nel suo ufficio tiene sulla scrivania ”il piccolo busto in gesso di Antonio Salieri. Era l’unica nota bianca e linda in quel grigiore polveroso.”
Parallelamente alle indagini del delitto si avviano altre indagini che riguardano la minaccia di rapimento della figlia di un importante armatore veneziano, Carlo Dolfin. Si chiama Gabriella, una ragazza ”Alta, snella, capelli corti e biondi, belle mani.” Un’altra ragazza, sua sosia, Sabrina Gianfranchi, è stata assunta dall’armatore per coprire la figlia. Tartini rileva come sia strano che i rapitori si annuncino prima ancora di aver eseguito il rapimento.
Si aprono, dunque, vari percorsi in cui il lettore è subito chiamato ad esprimere suggestioni, ipotesi, attenzioni speciali ai movimenti dei vari personaggi. S’intavola presto una partita a scacchi tra l’autore e il lettore, dalla quale traspare chiarissimo l’intento di Mestrovich di confondere con trappole e con deviazioni l’intelligenza del giocatore avversario.
Gabriella, infatti, sembra che si sia innamorata a prima vista di un madonnaro (”Sembravano due fidanzatini”), di nome Domenico Biundo, incontrato in campo S. Agnese, che, guarda caso, è siciliano, come il morto di casa Goldoni. ”Troppi siciliani in queste due storie.” è il suo primo commento a caldo.
Il racconto è impreziosito ogni tanto da descrizioni mai occasionali, ma finalizzate a circondare i personaggi di specifichi gusti e raffinatezze che siano loro complementari. Si potrebbe anche dire che essi riflettono nella scrittura la particolare predilezione dell’autore per le belle e rare creazioni dell’arte. Qui Tartini va a far visita alla sua innamorata Camilletta: ”Giangiorgio approfittò della momentanea assenza della donna, che era andata a posare la bottiglia da qualche parte, per ammirare la scrivania a tamburo Luigi XVI, il caminetto con lo stemma di famiglia, due dipinti di Giambattista Piazzetta, gli stucchi, il lampadario di Murano a venti braccia e la bibliotechina veneziana del diciottesimo secolo. Era lì dentro che Camilletta custodiva la preziosa edizione delle ”Terze Rime” dell’antenata Veronica, poetessa e cortigiana.” Come si può notare la descrizione, in realtà, è molto asciutta, e tuttavia ha la sua eleganza connotata in modo molto semplice mediante la citazione dello stile del mobile o dell’autore dell’oggetto d’arte. Quando i due fanno l’amore: ”parevano due nudi di Otto Mueller.”

Ma non ha peli sulla lingua, quando il suo personaggio incontra i guasti causati dal cosiddetto progresso: ”L’acqua del canale che scorreva nei pressi della corte Malibran era verde e sudicia. Tra i riflessi delle case galleggiavano cassette di legno, lattine di birra, cartaccia, varie scovazze. Il caldo e i gatti la facevano da padroni.”; ”Sul lungo budello d’acqua stantia e verdastra del piccolo canale c’erano capi ad asciugare, stesi a macchia di leopardo, e stanche imbarcazioni a ridosso di muri screpolati e rósi dal salmastro.”
Mestrovich dosa sapientemente la trama, aprendo percorsi che, destinati a confluire nella soluzione finale, inoltrano il lettore sempre più nel folto mistero che avvolge il caso. Si parla addirittura del fantasma di una bella giovane, Valeria Navagero, che circola in un convento, che somiglia a Gabriella. Anche la ex fidanzata di frate Emidio, Maria Amalia Galliòn, trovata uccisa una decina di anni prima, somigliava a Gabriella. Una volta una parte di quel convento apparteneva all’antico e contiguo palazzo della famiglia patrizia Navagero, che aveva avuto illustri rappresentanti, tra i quali ”Bernardo cardinale morto nella seconda metà del Cinquecento.” Nel frattempo, il socio dell’ammazzato Santi Cangelosi, Vincenzo Cicero, è stato trovato morto in un elegante appartamento situato nel centro di Palermo. Sgozzato. Tartini comincia credere possibile un collegamento tra questa storia e quella della minaccia di rapimento nei confronti della bella Gabriella Dolfin. Proprio Gabriella sembra innamorata di un madonnaro, Domenico Biundo che, guarda caso, è pure lui siciliano e più volte minacciato di morte se non lascerà la città.
Dirà Tartini al maresciallo Carmelo Celso: ”Qui i rami si intrecciano. Rami dello stesso tronco, caro mio!”
Il giallo, in fin dei conti, è sempre il gioco del gatto con il topo, dove l’autore è colui che ha in mano le carte per vincere la sfida, e il lettore colui che è chiamato abilmente a raccoglierla, vigilando e cercando di capovolgere il risultato.

Tartini ama frequentare l’ambiente alto borghese con quarti addirittura di nobiltà, talvolta; non si tira mai indietro di fronte ad una buona tavola (Mestrovich, alla maniera di altri autori, in particolare il suo amato Camilleri, ce ne fa sempre un’accurata descrizione), legge autori come Marco Aurelio, oltre ovviamente a nutrire un’adorazione speciale per la musica. Suona perfino bene il violoncello: ”Giangiorgio prese il violoncello e si mise a suonare l”Andante” del quinto divertimento di Paisiello.”; ”eseguì i pezzi da esperto concertista.” Ma il suo carattere è brusco e spesso trascura le buone maniere, quando vi si trovi costretto. È un fumatore accanito. Ama le belle donne (”l’asse Camilletta-Tullia-Valeria-Nunzia.”) e, se capita l’occasione, non si tira indietro, come nel caso dell’assatanata Valeria Congi, incontrata sul treno diretto a Cefalù. È allergico, tuttavia, al matrimonio e alla convivenza. ”Le note della Marcia Turca di Mozart in forma di banda” annunciano le chiamate al suo cellulare.
C’è una certa rassomiglianza tra Venezia e Tartini, e non v’è dubbio che anche su questa rassomiglianza, oltre che sulla trama attraversata da tanti delitti come la città è attraversata dai molti canali, si gioca il fascino della storia e di tutte le storie che ruotano intorno alla figura dell’ispettore capo Tartini (”Il segugio dei canali”), ormai personaggio simbolo di questo autore di origine dalmata, al quale somiglia un po’ (l’avversione di entrambi per il tè, ad esempio, o l’ammirazione per Salieri, o la comune simpatia per un personaggio politico scomparso), formando così, con la città di Venezia, un trio perfettamente amalgamato.

Allorché si trova ad indagare in Sicilia, insieme con il maresciallo Carmelo Celso, il fascino dell’isola lo conquista a tal punto da suscitare in lui molta simpatia per la sua gente. A Camilletta, che ancora considera la Sicilia una terra ”dell’Africa del Sud”, risponde arrabbiato che la Sicilia è: ”Terra ospitale e bellissima. Noi del Nord-Est dovremmo imparare l’Abc da loro!”
Quando poi giungerà il momento di tirare le fila delle indagini, ci renderemo conto con piacevole sorpresa dell’ampio mosaico di intrecci e di delitti che Mestrovich ci ha fatto attraversare, le cui immagini, come tanti flash rievocativi, ripercorreranno suggestivamente la nostra memoria.
Anche in ciò risiedono l’accortezza e la bravura dell’autore.


Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco il 23.11.07 16:54

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

RECENSIONE DEL LIBRO ‘DELITTO IN CASA GOLDONI’

 

 

 

 

 

 

Un’indagine che parte dalle edizioni anastatiche delle commedie del Goldoni e si dipana     attraverso la penisola, da Venezia fino alla lontanissima Cefalù. Giangiorgio Tartini, Ispettore     Capo della Squadra Omicidi di Venezia, è niente di meno che uno dei discendenti, anzi,          l’unico erede, del celebre compositore Giuseppe Tartini; si cimenta con il violoncello, usa come suoneria del  cellulare una composizione di Mozart e si lancia con le donne in romantici amplessi che hanno a  volte la cadenza sincopata di un Bolero, a volte la languida sensualità di un Minuetto.
 Dalle pagine di questo romanzo esce una Venezia decadente e aristocratica, vecchia e decrepita negli anni, ma altera e sussiegosa come una dama d’altri tempi.

Stelvio Mestrovich è nato a Zara nel 1948. Esordisce nella narrativa nel 1992 con il romanzo ‘Suor Franziska’. Tre anni dopo pubblica il suo secondo romanzo ‘Il diario di Lucida Mansi’. Ora si dedica alla narrativa gialla e alla musicologia. Riguardo a quest’ultima, vanta le seguenti pubblicazioni, ‘Appunti di archeologia musicale’, ‘Wolfgang Amadeus Mozart, il Cagliostro della Musica’. Come giallista ha pubblicato il romanzo ‘Venezia rosso sangue’ (Dario Flaccovio Editore, 2004, Palermo).

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

I MIEI LIBRI POESIE E ROMANZI

 

Suor Franziska Premio Farabolina 1992

 

 

 

 

Wolfgang Amadeus Mozart (Il Cagliostro della Musica)

 

 

 

 

Appunti di archeologia Musicale

 

 

 

 

Il Sogno Di Amare (POESIE)

 

 

 

IL PONTE (versione Italiana Austriaca)

 

 

Il Mio Ultimo Chiarodiluna (Poesie dedicate a Mia Figlia Veruska)

 

 

Ristampa del Giallo Venezia Rosso Sangue

 

 

 

 

Diario Di Lucida Mansi ( Romanzo)

 

 

 

 

Il Caso Palinuro (Giallo)

 

 

 

Saggio su Anton Diabelli

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Altre Recensioni



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Poesie e Antologie

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Lettere di Personaggi Importanti di ringraziamento

 

Telegramma di S.M. il RE Umberto I

 

 

 

 

 

Biglietti di S.M Umberto I e Amedeo di Savoia

 

 

 

 

Lettera Del Ministro della Real Casa  Falcone Lucifero 1 e 2 Parte (sotto)

 

 

 

 

Lettera di Salvatore Gotta

 

 

Lettera Di Salvatore Gotta

 

 

 

Invito Scoprimento Lapide Salieri A Vienna

 

 

 

 

 

 

 

Saluti_da_S.A.R._Otto_von_Habsburg 

 

 

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Altre Recensioni su riviste e Poesie

 

Copertina LOG 1

 

 

 

 

 

Copertina LOG 2

 

 

 

Poesie Log 1

 

 

 

 

 

Poesie LOG 2

 

 

 

Poesie LOG 3

 

 

 

Poesie LOG 4

 

 

 

Recensione Italia Reale sul Mio Libro su Mozart

 

 

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Presentazioni Passate dei Miei Libri

 

Presentazione  del Giallo Venezia Rosso Sangue a Palermo Anno 2004

 

 

Presentazione presso la Libreria Feltrinelli (Palermo)

 

 

Langhirano Presentazione Del Giallo Venezia Rosso Sangue (2004)

 

 

 

 

Presentazione a Pisa del Libro Appunti di Archeologia Musicale

 

 

 

 

Pineta a Viareggio Presentazione del Giallo ‘IL CASO PALINURO’ (2002)

 

 

 

Teatro Dei Rassicurati (Montecarlo-LU)  Presentazione del  Giallo L’Assasino del Confessionale (1998)

 

 

 

Vienna Presentazione del Romanzo Suor Franziska (1992)

 

 

 

 

Lucca Palazzo Arnolfini  presentazione del Diario di Lucida Mansi  con R.Bertoli e il Pittore Benvenuti

 

 

 

Wien-Altes-Rathaus-1992 Presentazione del Libro IL PONTE

 

 

Wien Altes Rathaus Presentazione il Ponte

 

 

 

 

Letture Poesie a Eichstaett 1990

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

FOTO CON IL MAESTRO MUTI Al TEATRO LA SCALA

 

 

 

 

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento